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HDR : le foto suggestive by manu

Se frequentate il mondo della fotografia non vi sarà sconosciuta la sigla HDR e nemmeno i risultati che potete ottenere con questa tecnica.
Se invece siete profani o neofiti (come me) del mondo delle foto allora eccovi una breve spiegazione di questa interessantissima e suggestiva tecnica che permette di ottenere fotografie con effetti cromatici e giochi di luce impensabili.

HDR sta per High Dynamic  Range imaging, ovvero si tratta di immagini con elevati valori di luminosità ottenuti unendo la luminosità di due o più scatti dello stesso soggetto. Maggiore è il numero di scatti a disposizione, con livelli di luce diversi, migliore è il controllo sul risultato finale.

Con la tecnica HDR è possibile ottenere fotografie con effetti luci ombre molto suggestivi. Qualche esempio? 🙂

La tecnica ideale se si vuol far risaltare un particolare nell’immagine.
Per chi crede che si tratti di un artefatto nato con l’avvento del digitale si sbaglia, stiamo in realtà parlando di una tecnica le cui origini sono da attribuire a Gustave Le Gray (qui
una piccola gallery di sue foto) che nel 1850 sperimentò una tecnica simile per i suoi ritratti.

Successivamente la tecnica è stata migliorata fino ai giorni nostri dove, con il digitale, è possibile avere un controllo diverso (migliore?) del livello di luminosità.

Visto che mi sto appassionando alle immagini e alla fotografia un giorno ho intenzione di sperimentare anche io questa tecnica!

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13 giugno, Venezia by mick78
Venezia, tempo di biennale

Venezia, tempo di biennale

Garzetta sul Canal Grande

Garzetta sul Canal Grande

Roba da museo!

Roba da museo!



Addio by mick78

E’ morto Mario Rigoni Stern, classe 1921.
Era uno dei miei miti.
Mario Rigoni SternMario Rigoni Stern

Uomo saggio, carattere forte, solitario, un po’ burbero ma più umano della maggior parte di noi.
Scrittore onesto, per niente pretenzioso, ma assolutamente efficace ed abile nel raggiungere l’empatia col lettore. Amante della vita, in tutte le sue forme. Impegnato civilmente. Ha sempre cercato di fare il Bene.
Se ne è andato in silenzio in maniera assolutamente privata, come voleva, purtroppo non camminando, come sperava, come faceva sempre sulle sue montagne, come aveva fatto in Russia, e come era tornato a casa dal lager, alla fine della guerra.

Sergente degli alpini durante la ritirata di Russia, riuscì a portare a casa i suoi uomini. Uomini che erano solo dei ragazzi, buttati in mezzo alla steppa gelata con in mano delle armi e ai piedi stivali di cartone. Alpini costretti a combattere una guerra assurda, a sparare per avanzare in una terra piatta e gelata. Giovani, che spesso prima di partire non conoscevano che le loro montagne, le serate passate a giocare a carte, le gite primaverili che erano la scusa per ‘andare a morose’, il lavoro nei campi, nei boschi o con gli animali oppure per qualcuno lo studio.
Per capire quanto fossero dei normali ragazzi, un po’ più responsabili dei loro coetanei di oggi, ma sempre ragazzi, con sogni e speranze e aspettative, vi consiglio di leggere L’ultima partita a carte, non certo il più famoso romanzo di Rigoni Stern, ma un libro splendido, che non può non toccare l’anima di chi è ancora un ragazzo o ricorda bene cosa voglia dire, e che si trova a pensare, a chiedersi, un po’ a capire, come doveva essere trovarsi catapultati in una guerra spietata. Il suo libro più conosciuto è invece il suo primo romanzo Il sergente nella neve, scritto nel 1953, ma ogni opera scritta da Rigoni Stern merita di essere letta, sono tutte bellissime.
Mario Rigoni Stern era un pezzo della nostra storia. Come lo sono tutti quei nonni che fortunatamente ancora possono raccontarci quello che fu la Seconda Guerra Mondiale. Lui lo ha fatto in maniera magistrale.

A me mancheranno moltissimo la sua voce critica e la sua faccia da montanaro burbero.
Per fortuna nostra, e dei posteri, scripta manent. Per fortuna oggi abbiamo anche le testimonianze audiovive. Ma il groppo in gola, pensando che non c’è più, anche se posso ascoltarlo ancora, resta.

alla memoria



Ve lo ricordate l’Atari? by mick78

marchio atariSì, so che questo è un argomento più da Manu, ma dubito che Manu l’abbia mai avuto e forse non ci ha mai nemmeno giocato. Eh Manu? 😉

Atari

Io invece il mitico atari 2600 ce l’avevo. Anzi, ce l’ho tuttora, e funzionante.
Ma anche chi lo ha avuto per poco o ci ha giocato da amici, come può dimenticarlo?
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