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Italiani popolo di… by mick78

Non parliamo più dei fatti di Rosarno? Non è passato nemmeno un mese.
Siamo tutti caduti dalle nuvole; tanti hanno accusato quei giovani uomini disperati di essere dei violenti, dei delinquenti, dei sobillatori.
Ma delle condizioni dei braccianti agricoli irregolari se ne era già parlato. C’erano stati servizi televisivi, inchieste, articoli. A metà dicembre si denunciava la situazione persino sui frivoli settimanali ‘femminili’. Loro hanno avuto il coraggio di ribellarsi contro lo sfruttamento mafioso e la compiacenza dei cittadini calabresi. Loro si sono presi pallottole e sprangate. E ora? Sono stati spostati, i capannoni fatiscenti nei quali erano costretti loro malgrado a sopravvivere saranno sanati. Ma se lo sporco lo nascondi sotto il tappeto, non è che casa tua sia pulita.
Ci si schiera contro di loro, che certo hanno più coraggio e più disperazione di noi, dimentic
andoci (non vorrei essere ripetitiva) che pochi decenni fa eravamo al loro posto, e forse non ci siamo comportati altrettanto bene…

Spesso li lasciamo a vivere così

Adesso ci sono le primarie e non si riflette più sullo sfruttamento che gli Italiani fanno del dramma dei clandestini? Il fatto è che quando ci fa comodo, spesso purtroppo, siamo bravissimi a fare come le tre scimmiette.
Italiani popolo di santi, viaggiatori e ipocriti.

Come eravamo noi



Concezioni pericolose by mick78

Quello che riporto qua sotto è uno stralcio dalla prefazione di Primo Levi ad una vecchia edizione di Se questo è un uomo.

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.




Senza Parole by mick78
9 aprile 2009, 8:40 am
Filed under: eventi, real life, riflessione, social, storia | Tag: , , ,
Calanda ci regala un pensero per lAbruzzo.

Calanda ci regala un pensero per l'Abruzzo.

Andare laggiù ora creerebbe soltanto problemi.
Chi può contribuisca con denaro ( verificando attentamente che non si tratti di truffe).
Più avanti, quando le televisioni si dimenticheranno di loro, allora sarà il caso di preoccuparsi per chi è rimasto là e allora andremo giù con i quaderni, i giocattoli, i blocchetti per gli appunti, a raccontare cosa succede, cosa va e cosa non va…



Misciùmeret replica by mick78

Seconda edizione per lo spettacolo Misciùmeret.

Domenica 25 gennaio (Teatro Virtus di Sommacampagna ore 21.00) e martedì 27 gennaio (teatro di Nogara ore 20.45).
Gli interpreti saranno: Ruben, Veronica Marchi, Deborah Kooperman, Gilberto Lamacchi, John Mario, Laura Facci ed il trio PensierInAffitto.

Se volete capirne di più andate al post sull’edizione scorsa.



Il super manager… by mick78

L’istituzione della figura del ‘super manager’ con poteri assoluti nell’ambito della nuova “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione” e il progetto di messa a reddito del patrimonio artistico e archeologico che la sottende sono scelte profondamente sbagliate nel presente e irrimediabilmente dannose nel futuro.

Non si può fare dei musei una maccina per produrre. Le istituzioni museali non hanno il compito di creare profitto. Esse conservano, permettono lo studio e la comprensione della nostra civiltà e l’identificazione di una realtà culturale col proprio passato e il proprio territorio. I profitti che vengono da un museo sono indiretti. Nessun grande museo al mondo fattura grazie ai biglietti. Se si va per esempio negli Stati Uniti, il bilancio è in positivo perché grosse donazioni vengono investite con oculatezza, anche in borsa, ma i guadagni non vengono dall’attività museale.

Non si può pretendere di far funzionare una galleria d’arte come una fabbrica o un supermercato.

Per questo vi esorto a visionare e sottoscrivere l’appello di cui al link qui sotto.

http://www.bianchibandinelli.it/appello_super-manager_musei.htm

L’impegno civile consiste anche nel far sentire la propria voce nella difesa della nostra identità culturale e del nostro patrimonio storico.



Addio by mick78

E’ morto Mario Rigoni Stern, classe 1921.
Era uno dei miei miti.
Mario Rigoni SternMario Rigoni Stern

Uomo saggio, carattere forte, solitario, un po’ burbero ma più umano della maggior parte di noi.
Scrittore onesto, per niente pretenzioso, ma assolutamente efficace ed abile nel raggiungere l’empatia col lettore. Amante della vita, in tutte le sue forme. Impegnato civilmente. Ha sempre cercato di fare il Bene.
Se ne è andato in silenzio in maniera assolutamente privata, come voleva, purtroppo non camminando, come sperava, come faceva sempre sulle sue montagne, come aveva fatto in Russia, e come era tornato a casa dal lager, alla fine della guerra.

Sergente degli alpini durante la ritirata di Russia, riuscì a portare a casa i suoi uomini. Uomini che erano solo dei ragazzi, buttati in mezzo alla steppa gelata con in mano delle armi e ai piedi stivali di cartone. Alpini costretti a combattere una guerra assurda, a sparare per avanzare in una terra piatta e gelata. Giovani, che spesso prima di partire non conoscevano che le loro montagne, le serate passate a giocare a carte, le gite primaverili che erano la scusa per ‘andare a morose’, il lavoro nei campi, nei boschi o con gli animali oppure per qualcuno lo studio.
Per capire quanto fossero dei normali ragazzi, un po’ più responsabili dei loro coetanei di oggi, ma sempre ragazzi, con sogni e speranze e aspettative, vi consiglio di leggere L’ultima partita a carte, non certo il più famoso romanzo di Rigoni Stern, ma un libro splendido, che non può non toccare l’anima di chi è ancora un ragazzo o ricorda bene cosa voglia dire, e che si trova a pensare, a chiedersi, un po’ a capire, come doveva essere trovarsi catapultati in una guerra spietata. Il suo libro più conosciuto è invece il suo primo romanzo Il sergente nella neve, scritto nel 1953, ma ogni opera scritta da Rigoni Stern merita di essere letta, sono tutte bellissime.
Mario Rigoni Stern era un pezzo della nostra storia. Come lo sono tutti quei nonni che fortunatamente ancora possono raccontarci quello che fu la Seconda Guerra Mondiale. Lui lo ha fatto in maniera magistrale.

A me mancheranno moltissimo la sua voce critica e la sua faccia da montanaro burbero.
Per fortuna nostra, e dei posteri, scripta manent. Per fortuna oggi abbiamo anche le testimonianze audiovive. Ma il groppo in gola, pensando che non c’è più, anche se posso ascoltarlo ancora, resta.

alla memoria