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133 e università by mick78

All’inizio dell’estate il nostro amato governo ha approvato con la fiducia il decreto legge 112/2008. Cosa prevede questo decreto (legge133)?

Un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università. Per alcuni atenei questo potrebbe significare la chiusura.
Con il nuovo decreto le università pubbliche potranno scegliere se diventare fondazioni private o meno (art. 16). PERCHÈ dovrebbero diventare fondazioni private? Per riuscire a finanziarsi aumentando le tasse agli studenti, che non avrebbero più un limite di legge. Le tasse infatti potrebbero aumentare a dismisura, anche raggiungendo i 6-7000 euro l’anno, sul modello delle università americane. Altri fondi verrebbero dal finanziamento di enti privati (che così avrebbero un controllo sulla ricerca ed ovviamente privilegerebbero quei campi che possono garantire loro un ritorno economico…).
Gli organi verranno pesantemente tagliati in modo indiscriminato, il che renderà molto difficile assicurare lo svolgimento dei corsi.

I media non hanno dato sufficiente peso alla questione.
I ricercatori gemono nei loro laboratori ma non escono in piazza a dire la loro. Gli studenti, purtroppo, in buona parte non sono informati e qualcuno, pur se informato, non capisce la gravità di questi provvedimenti e lascia che tutto accada senza dir nulla.
E’ necessario invece informarsi e farsi una propria opinione.
Restare nell’ignoranza è la cosa più stupida da fare. Bisogna leggere, ascoltare e uscire dalle aule per manifestare il dissenso e il disagio che l’applicazione di questa legge causerebbe!

Questo ha espresso il 18 luglio il Senato Accademico di Ca’ Foscari, Venezia:

Il Senato Accademico (…) richiama con forza le finalità dell’università pubblica, la cui autonomia è rivolta a garantire formazione, ricerca e sviluppo scientifico e tecnologico; conferma inoltre i principi fondamentali dichiarati nello Statuto dell’Università Ca’ Foscari – articoli 2 e 3, “Nel perseguimento dell’eccellenza nei diversi campi di studio, l’Ateneo garantisce la libera attività di ricerca dei docenti, che promuove fornendo i necessari strumenti materiali;…garantisce la libertà di insegnamento, il diritto degli studenti a un sapere critico e a una formazione adeguata al loro inserimento sociale e professionale e il diritto della società ad acquisire competenze professionali rispondenti alle esigenze del suo sviluppo. Promuove l’accesso ai più alti gradi dello studio e il loro completamento ai capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, contribuendo a rimuovere ogni ostacolo a una effettiva uguaglianza di opportunità”.
Queste funzioni e finalità istituzionali sembrano essere ampiamente disattese dal Decreto che non riconosce la valenza strategica della didattica e della ricerca svolte nelle università pubbliche per lo sviluppo economico e la competitività del Paese.

Per quanto riguarda l’Università di Verona ecco il sito degli studenti: dopo le assemblee dei giorni scorsi è previsto un sit-in per venerdì 24 davanti a palazzo Giuliari, sede del Senato Accademico veronese.

A Pisa la protesta è prevista per giovedì 23. Questo blog dà qualche informazione sullo stato delle proteste.

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