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Nanook of the North by mick78

Dopo una lunga pausa dalla scrittura in questo amato blog, oggi torno a farmi viva.
Voglio parlarvi di un film.
Un film girato da un ingegnere minerario (sì, avete capito bene) che è diventato fondante nella storia dell’antropologia visiva. Nanook of the North
Si tratta di Nanook of the North, realizzato da Robert J. Flaherty (1884-1951) su finanziamento di una società di pellami, la Revillon Frères, e uscito nelle sale nel 1922 dopo varie vicissitudini tra cui la perdita completa del materiale girato in precedenza.
E’ un documentario, muto e in bianco e nero, ovviamente, che risulterà interessante e piacevole anche per chi, come me, di etnografia capisce pressoché nulla. Ebbe infatti un immediato successo planetario ed è piuttosto conosciuto anche oggi.
Del resto, Flaherty al tempo in cui intraprese quest’avventura filmica non era mosso da interessi accademici; egli aveva vissuto a lungo con gli Inuit canadesi durante una campagna di rilevamenti minerari nella Baia di Hudson, da loro era dipeso, aveva imparato la loro lingua e, da appassionato di cinematografia, aveva sentito il bisogno di far conoscere il loro stile di vita e il profondo legame con la natura attraverso un film. Flaherty si servì a questo scopo della cinepresa inventata qualche anno prima da Carl Akeley, particolarmente adatta all’uso in un ambiente difficile come quello artico.
Gli Inuit furono istruiti dal regista sulle tecniche base per la realizzazione del film e sulle sue finalità; parteciparono attivamente a tutte le fasi di ripresa e alla revisione del materiale girato e questo fa di Flaherty un precursore del cinema di partecipazione sviluppato tanti anni dopo da Jean Rouch.
Così in seguito lo stesso Flaherty ricorderà la proiezione della prima sequenza montata del film:
<<Alla sera tutta la pellicola che avevo era impressionata. La scialuppa era piena di carne e zanne d’avorio. Nanook non aveva mai fatto una caccia al tricheco così fortunata, nè io avevo mai girato meglio. Tre giorni dopo la campana del posto commerciale annuncia che il “kablunah” (Flaherty) è pronto a mostrare il suo “aggie” (film) sugli “ivuik” (trichechi). Uomini, vecchi, donne e bambini: nella stanza non c’è più un centimetro libero. Il lenzuolo che fa da schermo si illumina. Appare una figura, tutti tacciono. Non capiscono. Il commerciante grida : “Guardate, è Nanook !”[…]>>

Nanook

Il documentario vuol restituire uno spaccato di vita Inuit attraverso il particolare ritratto del capofamiglia Nanook l’Orso. Nyla, moglie di Nanook
Pur sottacendo diversi aspetti e problemi di questa società (come la collettività, la poligamia, la religiosità, l’intrusione occidentale nella cultura locale…) questo film ha il merito di aver reso noti al grande pubblico elementi culturali che prima erano dominio esclusivo degli antropologi. Questo anche grazie alle sofisticate tecniche di ripresa e montaggio tipiche della cinematografia di finzione, che lo rendono più ‘appetibile’ per un pubblico non accademico. Vengono infatti inserite alcune sequenze divertenti o tenere (la gag del kayak, la scena della volpe e del bambino o quella del gioco del bimbo con il cucciolo) e il ritmo della narrazione è studiato per catturare l’attenzione dello spettatore. Inoltre, nel film vennero appositamente messe in scena situazioni altrimenti non filmabili e ricostruiti momenti di vita quotidiana in un falso interno igloo perché uno vero non sarebbe stato abbastanza ampio e luminoso da permettere le riprese.
Attraverso Nanook of the North, però, il pubblico mondiale scoprì come questo popolo si proteggeva dal freddo, come si spostava, come costruiva un igloo o si procurava il cibo; inoltre vari termini propri della cultura inuit, fino ad allora appannaggio esclusivo degli etnologi che avevano eseguito studi su queste genti, diventarono di dominio pubblico tanto che oggi noi stessi li usiamo con disinvoltura.

Nanook alle prese col fonografo

In conclusione, vi consiglio di guardare questo film, indipendentemente da critiche negative o entusiastiche recensioni è comunque una pietra miliare del cinema. E, cosa non trascurabile, è facilmente reperibile.

Buona visione!


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