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GdR Girlfirend? Regalale un dado!
Luglio 2, 2008, 9:49 pm
Archiviato in: riflessione

La vostra ragazza vi abbandona una o più sere settimanali per lunghe sedure di GdR?

I dadi per la vostra dolce metà sono una vera ossessione?

Ma soprattutto, oltre a una o tutte e due le precedenti situazioni, VI SERVE UN REGALO ORIGINALE PER STUPIRLA?!

La soluzione viene dal sito di Evil Mad Scientist Laboratories: la borsetta a forma di d12!!! DE-FI-NI-TI-VA!!

Si tratta di una borsetta da realizzare a mano (ergo rivolgetevi a chi è sicuramente più competente di voi se serve) che rappresenta un dado a dodici facce (aka d12).

Sicuramente una idea originale per un regalo divertente e speciale.

Eccovi le istruzioni per realizzare il prestigioso regalo: DIY d12 Handbag (of Holding).

Buona realizzazione!



Vogliamo rifletterci qualche minuto?

Non voglio essere pedante.
Però occorre riflettere su quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e spesso ignoriamo. Non si può sempre solo parlare di cinema, di giochi, di concerti o di
gatti. Tutte cose che vanno benissimo e che fanno parte di noi, ma ci sono anche altre cose che fanno parte di noi.


archeologia e natura - CalabriaRiporto le parole di Giovanni Urbani, morto 14 anni fa, a suo tempo direttore dell’Istituto Centrale del Restauro: “[…] come è ormai imperativo un uso discreto delle materie prime non rinnovabili, delle acque, del suolo, e di ogni altra componente naturale dell’ambiente, altrettanto lo è sottrarci a quella particolare forma di spreco che fin qui abbiamo fatto del patrimonio storico-culturale, confinandolo nel suo ruolo metafisico di bene o valore ideale, e così in realtà consegnandolo a una pura e semplice vicenda di decadenza materiale per incuria e abbandono.” *
Il patrimonio culturale insomma, va conservato e vissuto, fatto oggetto di studio e di ricerca, reso accessibile e produttivo. Non in senso strettamente economico: i beni culturali in sé non sono fabbriche di soldi, ma (quando non obliati) creano occupazione e poi, essendo attrattivi anche per chi proviene da ‘fuori’, provocano un notevole indotto economico, ma soprattutto a beneficio di tutti i cittadini, nella direzione di un miglioramento della qualità della vita e della consapevolezza culturale, oltre che dell’istruzione dei cittadini italiani (ma anche del mondo). Esso è una grandissima risorsa e come tale va trattata. Le strutture di tutela (principalmente, in Italia, le soprintendenze) devono essere anche dei centri di ricerca e di studio, dovrebbero quindi essere più aperte agli studiosi e agli studenti del settore.

Il nostro patrimonio culturale non è solo quello che si conserva nei musei. La granAdamo ed Eva - Verona, San Zeno parte ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, e nemmeno lo vediamo. Spesso i nostri occhi non vi si posano se non fuggevolmente. Parlo anche di me. Sono i palazzi delle nostre città, le chiese, anche quelle piccoline e poco conosciute, le sculture messe là, su quella balaustra, sul coronamento di quel palazzo, dietro l’altare di una chiesa o su quel ponte. Sono le antiche architetture che emergono da un paesaggio marino, montano o di pianura e l’insieme di entrambi. Il nostro patrimonio è ciò che ci identifica come nazione rispetto alle altre, che a loro ci accomuna e che da loro ci differenzia.

Govanni Bellini - Palazzo Roverella

So di non dire assolutamente nulla di nuovo. Sono tutte idee già espresse da personaggi di ben altro livello ed in maniera più articolata e corretta. Ma sono concetti che a mio parere non guasta mai ribadire, e soprattutto mi preme che si sappia una cosa: non sono argomenti da vecchi. Non sono discussioni riservate al parlamento, ad anziani accademici o a vecchie signore sedute davanti ad un the. Rispetto ed ammiro tutte queste categorie. A chi è più grande si deve esser grati, perché in genere ha cercato di spianarci la strada (magari maldestramente…). Ma queste sono cose di cui si interessa anche chi è giovane, magari non ha gli spazi adatti per discuterne, ma sono argomenti di nostro interesse.

Mi dispiace vedere che nessuno commenta e critica i miei accenni a questi argomenti, senz’altro è perché non li affronto nel modo corretto. Non sono scientifica né abbastanza scanzonata. Ma sono sicura che delle persone che frequentano questo blog, molte si sono fermate a riflettere due minuti.

* cit. in: Salvatore Settis, Battaglie senza eroi: i beni culturali tra istituzioni e profitto, 2005, p. 336



Immagina…e spera

sopra di noi solo cieliImmagina

Immagina non ci siano paesi,
non è difficile.
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione.
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace…

Tu puoi dire che sono un sognatore,
ma non sono il solo.
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno.

Immagina un mondo senza possessi,
mi chiedo se ci riesci,
senza necessità di avidità o fame.
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta la gente
condividere il mondo intero…

Tu puoi dire che sono un sognatore,
ma non sono il solo.

Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno.

Sarò anche io una sognatrice. Una idealista. Forse sbatterò il muso contro il muro altre migliaia di volte. Forse sono un’illusa.

Ma questa canzone mi smuove sempre tutto dentro.

Credo ancora nella cultura della pace.



Ricordi ed omaggi
Giugno 23, 2008, 4:09 pm
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Quiff oggi fa un omaggio al grande saggio cui abbiamo già dedicato un ricordo qualche giorno fa.

Andatelo a vedere.



Addio

E’ morto Mario Rigoni Stern, classe 1921.
Era uno dei miei miti.
Mario Rigoni SternMario Rigoni Stern

Uomo saggio, carattere forte, solitario, un po’ burbero ma più umano della maggior parte di noi.
Scrittore onesto, per niente pretenzioso, ma assolutamente efficace ed abile nel raggiungere l’empatia col lettore. Amante della vita, in tutte le sue forme. Impegnato civilmente. Ha sempre cercato di fare il Bene.
Se ne è andato in silenzio in maniera assolutamente privata, come voleva, purtroppo non camminando, come sperava, come faceva sempre sulle sue montagne, come aveva fatto in Russia, e come era tornato a casa dal lager, alla fine della guerra.

Sergente degli alpini durante la ritirata di Russia, riuscì a portare a casa i suoi uomini. Uomini che erano solo dei ragazzi, buttati in mezzo alla steppa gelata con in mano delle armi e ai piedi stivali di cartone. Alpini costretti a combattere una guerra assurda, a sparare per avanzare in una terra piatta e gelata. Giovani, che spesso prima di partire non conoscevano che le loro montagne, le serate passate a giocare a carte, le gite primaverili che erano la scusa per ‘andare a morose’, il lavoro nei campi, nei boschi o con gli animali oppure per qualcuno lo studio.
Per capire quanto fossero dei normali ragazzi, un po’ più responsabili dei loro coetanei di oggi, ma sempre ragazzi, con sogni e speranze e aspettative, vi consiglio di leggere L’ultima partita a carte, non certo il più famoso romanzo di Rigoni Stern, ma un libro splendido, che non può non toccare l’anima di chi è ancora un ragazzo o ricorda bene cosa voglia dire, e che si trova a pensare, a chiedersi, un po’ a capire, come doveva essere trovarsi catapultati in una guerra spietata. Il suo libro più conosciuto è invece il suo primo romanzo Il sergente nella neve, scritto nel 1953, ma ogni opera scritta da Rigoni Stern merita di essere letta, sono tutte bellissime.
Mario Rigoni Stern era un pezzo della nostra storia. Come lo sono tutti quei nonni che fortunatamente ancora possono raccontarci quello che fu la Seconda Guerra Mondiale. Lui lo ha fatto in maniera magistrale.

A me mancheranno moltissimo la sua voce critica e la sua faccia da montanaro burbero.
Per fortuna nostra, e dei posteri, scripta manent. Per fortuna oggi abbiamo anche le testimonianze audiovive. Ma il groppo in gola, pensando che non c’è più, anche se posso ascoltarlo ancora, resta.

alla memoria



La logica della cortesia

Vorrei lasciare spazio al pensiero di una importante linguista dell’università di Berkeley, Robin T. Lakoff. Questo perché è un argomento che riguarda la nostra quotidianità, e che ritengo dovremmo tutti applicare quando ci approcciamo al nostro prossimo. Si tratta della logica della cortesia, teorizzata nel libro The logic of politeness (1973 e 1978).

gentilezza (continua…)



Fumo…

Ieri sera parte delle mie speranze sono andate in fumo… Una prospettiva di lavoro interessante (per quanto solo temporanea) andata. Volatilizzata. Puff! Come le volute di fumo di una sigaretta…
Capirete presto di cosa sto parlando. Ora non ho voglia di scriverne, magari delego a Manu.



Cultura patrimonio di tutti

In un momento non proprio felice ed ottimistico, vorrei invitarvi a riflettere su uno dei tanti bellissimi aspetti del nostro Paese. Sul perché siamo così e sul come dovremmo fare a conservare il nostro patrimonio.
Il nostro è un Paese pieno di risorse. E’ un Paese baciato dalla bellezza. Un Paese che ha conservato meglio di qualsiasi altro posto al mondo le testimonianze materiali della propria storia.
Un Paese in cui i giovani che hanno voglia di fare non mancano.
Eppure molti dei nostri musei faticano a reggersi in piedi. Languono nell’apatia e nel disinteresse dei cittadini.
Se siete un po’ interessati all’argomento, ma non avete letto nulla di Salvatore Settis, vi consiglio di cominciare a leggere i suoi libri. Sono anche di facile lettura, a dimostrazione del fatto che avere una grande cultura e dire cose intelligenti non significa esprimersi in modo astruso, ma essere capaci di farsi capire da tutti. Il brano che riporto è tratto da un intervento tenuto ad un convegno dell’Associazione Culturale Maié presso l’Università di Udine nel 2003.”In Italia, lo sappiamo tutti, le collezioni di tipo museale sono generalmente il riflesso della storia di quel luogo piuttosto che l’accumulo do oggetti d’arte della più varia provenienza, come succede per esempio al Metropolitan Museum, al Louvre o alla National Gallery di Londra… Se i musei italiani sono davvero specialissimi, è perché riflettono ciascuno il proprio territorio. Il rapporto tra città e territorio, il raporto tra cittadino e patrimonio culturale, è una peculiarità del “modello Italia”, che permette di sottolineare anche un altro punto molto delicato ed importante, ovvero la transizione del valore delle collezioni da simbolo di status degli antichi sovrani o delle antiche repubbliche aristocratiche a quello di una nuova sovranità: la sovranità dei cittadini. Quello che prima simboleggiava il buon governo del principe nella città a un certo punto cominciò a simboleggiare, invece -e simboleggia ancora oggi e, se noi lo vorremo, simboleggerà domani-, il nostro diritto di cittadinanza.” *

Cos’altro aggiungere? Non mi sento all’altezza di commentare altrettanto intelligentemente.

* Da: Salvatore Settis, Battaglie senza eroi: i beni culturali tra istituzioni e profitto, Milano 2005



Tremila!
Aprile 21, 2008, 11:25 am
Archiviato in: riflessione

Oggi alle ore 11.20 abbiamo raggiunto quota 3000 visite! Non è poco per un blog non tematico.
Grazie a tutti gli amici e i visitatori occasionali.



Ciao Tina, e grazie

…ci ha lasciati Tina Lagostena Bassi, l’avvocato Augusta Lagostena Bassi.
Tutte noi donne italiane le dobbiamo molto. (continua…)