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IsIAO: (forse) chiude(?)

Da un post di keridabea mi giunge notizia che tra i mille tagli che il governo ha intenzione di realizzare c’è anche la chiusura dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (aka IsIAO).

Personalmente ammetto che fino al post non sapevo proprio della sua esistenza, ma non credo proprio che il risanamento delle “saccocce comuni” passi per la chiusura di uno degli istituti che possono mantenere e alimentare canali di comunicazione con continenti che sono emergenti sotto l’aspetto storico, culturale ed anche economico.

Consiglio la lettura a tutti sia del post che della lettera da sottofirmare.

Firmate! La cultura non toglie il pane di bocca a nessuno!

Fonte: Governo italiano vuole chiudere IsIAO by keridabea



Vogliamo rifletterci qualche minuto?

Non voglio essere pedante.
Però occorre riflettere su quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e spesso ignoriamo. Non si può sempre solo parlare di cinema, di giochi, di concerti o di
gatti. Tutte cose che vanno benissimo e che fanno parte di noi, ma ci sono anche altre cose che fanno parte di noi.


archeologia e natura - CalabriaRiporto le parole di Giovanni Urbani, morto 14 anni fa, a suo tempo direttore dell’Istituto Centrale del Restauro: “[…] come è ormai imperativo un uso discreto delle materie prime non rinnovabili, delle acque, del suolo, e di ogni altra componente naturale dell’ambiente, altrettanto lo è sottrarci a quella particolare forma di spreco che fin qui abbiamo fatto del patrimonio storico-culturale, confinandolo nel suo ruolo metafisico di bene o valore ideale, e così in realtà consegnandolo a una pura e semplice vicenda di decadenza materiale per incuria e abbandono.” *
Il patrimonio culturale insomma, va conservato e vissuto, fatto oggetto di studio e di ricerca, reso accessibile e produttivo. Non in senso strettamente economico: i beni culturali in sé non sono fabbriche di soldi, ma (quando non obliati) creano occupazione e poi, essendo attrattivi anche per chi proviene da ‘fuori’, provocano un notevole indotto economico, ma soprattutto a beneficio di tutti i cittadini, nella direzione di un miglioramento della qualità della vita e della consapevolezza culturale, oltre che dell’istruzione dei cittadini italiani (ma anche del mondo). Esso è una grandissima risorsa e come tale va trattata. Le strutture di tutela (principalmente, in Italia, le soprintendenze) devono essere anche dei centri di ricerca e di studio, dovrebbero quindi essere più aperte agli studiosi e agli studenti del settore.

Il nostro patrimonio culturale non è solo quello che si conserva nei musei. La granAdamo ed Eva - Verona, San Zeno parte ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, e nemmeno lo vediamo. Spesso i nostri occhi non vi si posano se non fuggevolmente. Parlo anche di me. Sono i palazzi delle nostre città, le chiese, anche quelle piccoline e poco conosciute, le sculture messe là, su quella balaustra, sul coronamento di quel palazzo, dietro l’altare di una chiesa o su quel ponte. Sono le antiche architetture che emergono da un paesaggio marino, montano o di pianura e l’insieme di entrambi. Il nostro patrimonio è ciò che ci identifica come nazione rispetto alle altre, che a loro ci accomuna e che da loro ci differenzia.

Govanni Bellini - Palazzo Roverella

So di non dire assolutamente nulla di nuovo. Sono tutte idee già espresse da personaggi di ben altro livello ed in maniera più articolata e corretta. Ma sono concetti che a mio parere non guasta mai ribadire, e soprattutto mi preme che si sappia una cosa: non sono argomenti da vecchi. Non sono discussioni riservate al parlamento, ad anziani accademici o a vecchie signore sedute davanti ad un the. Rispetto ed ammiro tutte queste categorie. A chi è più grande si deve esser grati, perché in genere ha cercato di spianarci la strada (magari maldestramente…). Ma queste sono cose di cui si interessa anche chi è giovane, magari non ha gli spazi adatti per discuterne, ma sono argomenti di nostro interesse.

Mi dispiace vedere che nessuno commenta e critica i miei accenni a questi argomenti, senz’altro è perché non li affronto nel modo corretto. Non sono scientifica né abbastanza scanzonata. Ma sono sicura che delle persone che frequentano questo blog, molte si sono fermate a riflettere due minuti.

* cit. in: Salvatore Settis, Battaglie senza eroi: i beni culturali tra istituzioni e profitto, 2005, p. 336



Addio

E’ morto Mario Rigoni Stern, classe 1921.
Era uno dei miei miti.
Mario Rigoni SternMario Rigoni Stern

Uomo saggio, carattere forte, solitario, un po’ burbero ma più umano della maggior parte di noi.
Scrittore onesto, per niente pretenzioso, ma assolutamente efficace ed abile nel raggiungere l’empatia col lettore. Amante della vita, in tutte le sue forme. Impegnato civilmente. Ha sempre cercato di fare il Bene.
Se ne è andato in silenzio in maniera assolutamente privata, come voleva, purtroppo non camminando, come sperava, come faceva sempre sulle sue montagne, come aveva fatto in Russia, e come era tornato a casa dal lager, alla fine della guerra.

Sergente degli alpini durante la ritirata di Russia, riuscì a portare a casa i suoi uomini. Uomini che erano solo dei ragazzi, buttati in mezzo alla steppa gelata con in mano delle armi e ai piedi stivali di cartone. Alpini costretti a combattere una guerra assurda, a sparare per avanzare in una terra piatta e gelata. Giovani, che spesso prima di partire non conoscevano che le loro montagne, le serate passate a giocare a carte, le gite primaverili che erano la scusa per ‘andare a morose’, il lavoro nei campi, nei boschi o con gli animali oppure per qualcuno lo studio.
Per capire quanto fossero dei normali ragazzi, un po’ più responsabili dei loro coetanei di oggi, ma sempre ragazzi, con sogni e speranze e aspettative, vi consiglio di leggere L’ultima partita a carte, non certo il più famoso romanzo di Rigoni Stern, ma un libro splendido, che non può non toccare l’anima di chi è ancora un ragazzo o ricorda bene cosa voglia dire, e che si trova a pensare, a chiedersi, un po’ a capire, come doveva essere trovarsi catapultati in una guerra spietata. Il suo libro più conosciuto è invece il suo primo romanzo Il sergente nella neve, scritto nel 1953, ma ogni opera scritta da Rigoni Stern merita di essere letta, sono tutte bellissime.
Mario Rigoni Stern era un pezzo della nostra storia. Come lo sono tutti quei nonni che fortunatamente ancora possono raccontarci quello che fu la Seconda Guerra Mondiale. Lui lo ha fatto in maniera magistrale.

A me mancheranno moltissimo la sua voce critica e la sua faccia da montanaro burbero.
Per fortuna nostra, e dei posteri, scripta manent. Per fortuna oggi abbiamo anche le testimonianze audiovive. Ma il groppo in gola, pensando che non c’è più, anche se posso ascoltarlo ancora, resta.

alla memoria



Air Monsters: quanto è pulita l’aria?

Passando in un parco, camminando per una via del centro città, stando nel giardino di casa; vi siete mai chiesti quanto sia pulita/inquinata l’aria che respirate?

(continua…)



Mettete dei semi nei vostri scappamenti!

Se avete letto il titolo sappiate che non sono minimamente impazzito!

Sto parlando di un progetto molto originale pubblicato su Design 21; ma andiamo per gradi.

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La logica della cortesia

Vorrei lasciare spazio al pensiero di una importante linguista dell’università di Berkeley, Robin T. Lakoff. Questo perché è un argomento che riguarda la nostra quotidianità, e che ritengo dovremmo tutti applicare quando ci approcciamo al nostro prossimo. Si tratta della logica della cortesia, teorizzata nel libro The logic of politeness (1973 e 1978).

gentilezza (continua…)



iPod mania: Vespa + iPod tuning

Oggi, in ossequio a una mia passione, vi propongo la lettura di una guida su come installare un sistema di speaker (con tanto di remote control) per il vostro scooter!

(continua…)



Fumo…

Ieri sera parte delle mie speranze sono andate in fumo… Una prospettiva di lavoro interessante (per quanto solo temporanea) andata. Volatilizzata. Puff! Come le volute di fumo di una sigaretta…
Capirete presto di cosa sto parlando. Ora non ho voglia di scriverne, magari delego a Manu.



Tama la bigliettaia!

Il tanto discusso Giappone ci propone una nuova divertente novità: Tama la bigliettaia.

Dove sta la novità? Che Tama è una bellissima gatta a tre colori che ha preso casa in una stazione della Wakayama Electric Railway.

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La porta del gatto diventa elettronica!
Maggio 22, 2008, 9:16 pm
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Chi ha un gatto e un giardino sa quanto costi al gatto rimanere chiuso in casa, o fuori; una pacifica soluzione è la mini porta che si può installare sulla porta normale che da sul giardino, ma c’è un grave difetto: non vi è controllo su chi entra ed esce di casa! :P

La soluzione a questo problema viene da un veterinario con il pallino dell’elettronica!


Probabilmente anche lui stressato dalla situazione di difficile soluzione si è ingegnato e ha sfruttato una tecnologia che fino ad ora era utilizzata esclusivamente per identificare animali domestici smarriti: il chip sottocutaneo.

Infatti la porta elettronica è stata dotata di un rilevatore che identifica, tramite lettura del chip, il nostro micio e lo lascia passare, lasciando fuori tutti gli altri gatti che volessero far party non autorizzati. :)

Eccovi un link utile per scoprire ulteriori informazioni: Spimecat - The microchip Catflap