Maggio 12, 2008, 12:30 pm
Archiviato in: arte, cultura, riflessione | Tag: amministrazione, arte, città, collezioni, cultura, gestione, identità culturale, impiego per i giovani, Italia, legame col territorio, musei, museums, patrimonio, peculiarità, protezione, risorse, Salvatore Settis, senso civico, storia, territorio, tutela, valorizzazione
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In un momento non proprio felice ed ottimistico, vorrei invitarvi a riflettere su uno dei tanti bellissimi aspetti del nostro Paese. Sul perché siamo così e sul come dovremmo fare a conservare il nostro patrimonio.
Il nostro è un Paese pieno di risorse. E’ un Paese baciato dalla bellezza. Un Paese che ha conservato meglio di qualsiasi altro posto al mondo le testimonianze materiali della propria storia.
Un Paese in cui i giovani che hanno voglia di fare non mancano.
Eppure molti dei nostri musei faticano a reggersi in piedi. Languono nell’apatia e nel disinteresse dei cittadini.
Se siete un po’ interessati all’argomento, ma non avete letto nulla di Salvatore Settis, vi consiglio di cominciare a leggere i suoi libri. Sono anche di facile lettura, a dimostrazione del fatto che avere una grande cultura e dire cose intelligenti non significa esprimersi in modo astruso, ma essere capaci di farsi capire da tutti. Il brano che riporto è tratto da un intervento tenuto ad un convegno dell’Associazione Culturale Maié presso l’Università di Udine nel 2003.”In Italia, lo sappiamo tutti, le collezioni di tipo museale sono generalmente il riflesso della storia di quel luogo piuttosto che l’accumulo do oggetti d’arte della più varia provenienza, come succede per esempio al Metropolitan Museum, al Louvre o alla National Gallery di Londra… Se i musei italiani sono davvero specialissimi, è perché riflettono ciascuno il proprio territorio. Il rapporto tra città e territorio, il raporto tra cittadino e patrimonio culturale, è una peculiarità del “modello Italia”, che permette di sottolineare anche un altro punto molto delicato ed importante, ovvero la transizione del valore delle collezioni da simbolo di status degli antichi sovrani o delle antiche repubbliche aristocratiche a quello di una nuova sovranità: la sovranità dei cittadini. Quello che prima simboleggiava il buon governo del principe nella città a un certo punto cominciò a simboleggiare, invece -e simboleggia ancora oggi e, se noi lo vorremo, simboleggerà domani-, il nostro diritto di cittadinanza.” *
Cos’altro aggiungere? Non mi sento all’altezza di commentare altrettanto intelligentemente.
* Da: Salvatore Settis, Battaglie senza eroi: i beni culturali tra istituzioni e profitto, Milano 2005
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